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Canto della Befana

LA BEFANA
La Befana veniva considerata una strega buona con la scopa. Era una vecchia che veniva dall’inverno. La sua veste era nera, raramente poteva essere bianca. Usciva ed entrava dal camino, portando doni ai bimbi buoni. Nei tempi antichi si mascherava il viso, tingendosi con il carbone; col passar degli anni si coprì la faccia con un panno, poi con la maschera di legno, più tardi con la maschera di cartapesta ed infine, oggi con quella di plastica. La Befana veniva raffigurata da un uomo, perché anticamente la donna non poteva mascherarsi nè recitare. A Vagli Sopra è sempre impersonata da un uomo. A Barga , oggi, è donna. Porta con sé, per le case, la propria famiglia e fa delle scene inventate.
Al tempo dei nostri nonni e genitori, a Sassi e ad Eglio, si diceva che la Befana veniva dal bosco del “conchiuso”. La sera della vigilia i bambini di Sassi, prima di andare a letto preparavano un fascetto di fieno per l’asinello e lo mettevano davanti alla porta. I bambini di Eglio invece preparavano una fascina di legne secche per fare scaldare la befana e il suo asinello. La mattina seguente i bambini, dopo aver guardato i doni, correvano a vedere davanti alla porta e non trovavano più nè fieno nè fascine, perchè l’asinello aveva mangiato e la Befana si era scaldata. (lo stesso era fatto a Molazzana e Bruciano).

UN CANTO D’INVOCAZIONE
Tutte le case, una volta, avevano il camino. Era la via che serviva alla Befana per entrare e per uscire. Alcuni giorni prima della festa, i bambini, sotto la cappa del camino, cantavano alla Befana questa canzone, perchè buttasse loro qualche cosa:” O Befana sei la mia dama, sei la mia sposa, buttami giù qualcosa.”

I DONI
IERI: I nostri nonni ricevevano una Befana povera, che portava un’arancia (al massimo due), nocciole, noci, mele, castagne secche, fichi secchi e ai più ricchi una fettina di Panforte. La loro Befana era priva di giocattoli.
La Befana dei nostri genitori era più ricca di quella dei nonni. Oltre alla roba da mangiare, alle bimbe portava bamboline di cencio riempite di segatura, bamboline e bambolotti con viso e mani di gesso, indumenti. Ai maschietti portava sodatini di piombo macchinine di ferro, palline di terracotta e ai più ricchi anche di vetro.
OGGI: La nostra befana è più ricca di tutte: bambole di plastica morbida che piangono, che camminano; macchine per fare la pasta; missili e tute; aerei e tanti altri giocattoli complicati.

I CANTI DELLA BEFANA
Una volta, a Molazzana, la Befana veniva cantata da più gruppi, formati da bambini e da adulti. Invece, a Sassi ,Eglio, Brucciano si formava un solo gruppo. I cantori alla fine del giro, si riunivano o in una casa o nel bar e facevano baldoria, mangiando e bevendo ciò che era stato ricevuto in dono dalle famiglie.
Il canto della befana è formato da stanze di quattro versi ciascuna. Si compongono di tre parti: un saluto, una centrale, una di ringraziamento o di offesa se i cantori non ricevevano alcuna offerta. A Sassi e ad Eglio anticamente si cantava sempre la stessa Befana. In tempi più vicini (inizio del secolo) si cominciò a rinnovarla ogni anno nella parte centrale per adattarla ad ogni famiglia come già facevano a Calomini grazie al parroco del paese Don Valienzi. Anche a Brucciano la parte centrale del canto veniva cambiata ogni anno.

LE LEGGI CHE REGOLANO LA RIMA DELLE STROFE
Ogni strofa si compone di quattro versi, che possono fare rima in tre diversi modi.
Esempi:
1) Nel silenzio della sera A

tra il chiarore delle stelle B

porta a voi liete novelle B

la Befana messaggera A

Questa è lo schema più antico e si chiama rima incrociata. Spesso alla fine della strofa veniva ripetuto il primo verso.

2) A cantar l’Epifania A

Non è cosa disonore B

La cantonno anche a Maria A

L’accettò nostro Signore B

Questo schema è più moderno e si chiama rima alternativa. Non si poteva ripetere alla fine della strofa il 1° verso, perché veniva a mancare la rima, allora si ripeteva l’ultimo.

3) Ce né uno qui tra noi A

che vi aspetta giù alla porta B

gli mettete in quella sporta B

quel che piace a voi diletta. C

In questa stanza l’ultimo verso non fa rima ne con A ne con B. C’è corruzione, cioè vuol dire che è stato cambiato, perché col passar del tempo la gente aveva dimenticato il verso originale.

Esempio canto Befana di Sassi:
1) Ecco donne la Befana A

che la viene dal Conchiuso B

con la rocca e con il fuso B

e ne fila della lana. A

2) Sian venuti in questa corte

a cantar l’epifania

la bramate o tornian via

a bussare ad altre porte.

3) E su via fate prestino

perché a noi l’ora ci tarda

vedo là che spunta l’alba

e la guazza sul violino.

4) E se nulla non ci date

pregheren che le galline

dalle volpi e le faine

vi sian tutte mangiate.

5) E se nulla non ci date

pregheren a muso duro

quanti massi c’è in quel muro

tanti cerchi per il culo.

Tratto da una ricerca svolta dalle classi 4°e 5° elementare di Molazzana anno scolastico 1978-1979 con la collaborazione del Prof. Gastone Venturelli.

 

Le strofe del 2005

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